La preparazione a gesso e colla

I precetti operativi sono estesamente descritti da Cennino Cennini (Il Libro dell’Arte, fine XIV sec.) che, precisando le varie fasi fondamentali per una preparazione a gesso e colla, tramanda consuetudini proprie dei paesi mediterranei.

CAPITOLO CXIV.
Come si dee impannare in tavola.
Incollato che hai, abbi tela, cioè panno lino, vecchio,
sottile, di lesco bianco, senza unto di nessun grasso.
Abbi la tua colla migliore; taglia, o straccia listre grandi
e piccole di questa tela; inzuppale in questa colla: valle
distendendo colle mani su per li piani delle dette ancone;
e leva prima via le costure, e colle palme delle mani
le spiana bene, e lasciale seccare per due dì. E sappi che
lo incollare e ingessare vuole essere il tempo alido e
ventoso. Vuole essere la colla più forte di verno che di
state; chè di verno il mettere di oro vuole essere il tempo
umido e piovoso.

CAPITOLO CXV.
In che modo si debbe ingessare un piano di tavola,
a stecca, di gesso grosso.
Quando l’ancona è ben secca, togli una punta del coltello
a modo di una mella, che rada bene; e va’ cercando
per lo piano se trovi nocciuoletto, o cucitura nessuna, e
togli via. Poi abbi gesso grosso, cioè volterrano, ch’è
purgato, ed è tamigiato a modo di farina. Mettine uno
scodellino in su la prieta proferitica, e macina con questa
colla bene, per forza di mano, a modo di colore. Poi
il raccogli con istecca, mettilo in su ’l piano dell’ancona,
e con una stecca ben piana e grandicella ne va’ coprendo
tutti i piani, e dove puoi darne di questa stecca,
sì ’l fa’. Poi abbi di questo cotal gesso macinato; scaldalo:
togli un pennello di setole morbido, e danne di questo
gesso sopra le cornici e sopra le foglie, e così ne’
piani, di stecca. Negli altri luoghi e cornici, ne da’ tre o
quattro volte; ma ne’ piani non se ne può dar troppo. Lascialo
seccare per due o tre dì. Poi abbi questa mella di
ferro; va’ radendo su per lo piano. Fa’ fare certi ferretti,
che si chiamano raffietti, come vedrai a’ dipintori, di più
ragioni fatti. Va’ ritrovando ben le cornici e fogliami,
che non rimangano pieni, se no gualivi; e fa’ che generalmente
ogni difetto di piani e di mancamenti o di cornici
si medichino di questo ingessare.

CAPITOLO CXVI.
Come si fa il gesso sottile da ingessare tavole.
Ora si vuole che tu abbi d’un gesso il quale si chiama
gesso sottile; il quale è di questo medesimo gesso, ma è
purgato per bene un mese, e tenuto in molle in un mastello.
Rinnuova ogni dì l’acqua, chè squasi si inarsisce,
ed escene fuori ogni focor di fuoco, e viene morbido
come seta. Poi si butta via l’acqua, fassene come pane,
lasciasi asciugare; e di questo gesso si vende poi dalli
speziali a noi dipintori. E di questo gesso si adopera a
ingessare, per mettere d’oro, per rilevare, e fare di belle
cose.

CAPITOLO CXVII.
Come s’ingessa un’ancona di gesso sottile,
e a che modo si tempera.
Come tu hai ingessato di gesso grosso, e raso bene pulito,
e spianato bene e dilicatamente, togli di questo gesso
sottile; a pane a pane mettilo in una catinella d’acqua
chiara; lascialo bere quant’acqua e’ vuole. Poi ’l metti a
poco a poco in su la prieta proferitica, e senza mettervi
altr’acqua dentro, perfettissimamente il macina nettamente.
Poi ’l metti in su un pezzo di pannolino, forte e
bianco; e così fa’ tanto, che n’abbi tratto un pane. Poi il
rinchiudi in questo panno, e strucalo bene, che l’acqua
n’esca fuori quanto più si può. Quando n’hai macinato
quanto ti fa per bisogno (che ti conviene avvisarti, per
non avere a fare di due ragioni gessi temperati, che non
ti gitterebbe buona ragione), abbi di quella medesima
colla, di che hai temperato il gesso grosso: tanta se ne
vuole fare per volta, che temperi il gesso sottile e grosso.
E vuole essere il gesso sottile temperato meno che il
gesso grosso. La ragione? chè il gesso grosso è tuo fondamento
di ogni cosa. E per tanto el ti viene bene a ragionare,
che non potrai strucare tanto il gesso sottile,
che qualche poco non vi rimanga di acqua. E per questa
cagione fa’ arditamente una medesima colla. Abbi una
pignatta nuova, che non sia unta; e se fusse invetriata,
tanto è migliore. Togli ’l pane di questo gesso, e col col-
tellino il taglia sottile, come tagliassi formaggio; e metti
in questa pignatta. Poi vi metti su della colla; e colla
mano va’ disfacendo questo gesso, come facessi una pasta
da fare frittelle, pianamente e destramente, che non ti
facci schiuma mai. Poi abbi una caldara d’acqua, e falla
ben calda, e mettivi questa pignatta di gesso temperato.
E questa ti tiene il gesso caldo, e non bolle; chè se bollisse,
si guasterebbe. Quando è caldo, togli la tua ancona;
e con pennello di setole grossetto e bene morbido,
intigni in questa pignatta, e pigliane temperatamente, nè
troppo nè poco; e danne distesamente una volta su per li
piani, e per cornici, e per fogliami. È vero che in questa
prima volta, come vai daendo, così colle dita e colla palma
della mano al tondo va’ rispianando e fregando su
per lo gesso dove il poni: e questo ti fa incorporare bene
il sottile col grosso. Quando hai fatto così, ritorna da
capo, e danne distesamente una volta di pennello, senza
fregare più mano. Poi lascialo posare un poco, non tanto
che secchi in tutto; e ridanne un’altra volta per l’altro
verso, pur col pennello; e lascialo riposare a modo usato.
Poi ne da’ un’altra volta per l’altro verso: e per questo
modo, sempre tenendo il tuo gesso caldo, ne da’ in
su’ piani per lo meno otto volte. In fogliami e altri rilievi
si passa di meno; ma in piani non se ne può dare troppo.
Questo è per cagione del radere, che si fa poi.

CAPITOLO CXVIII.
Come si può ingessare di gesso sottile, non avendo ingessato
prima di gesso grosso.
Ancora si può bene incollare due o tre volte, come da
prima ti dissi, cotali lavoruzzi piccoli e gentili; e darne
solo di gesso sottile tante volte, quanto per pratica vedrai
che bisogno sia.

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