Prima fase della reintegrazione estetica dell’opera, la stuccatura ha come scopo quello di colmare una lacuna dello strato della pittura.
L’operazione viene eseguita con un materiale capace di creare spessore e di aderire al supporto senza eccessiva riduzione di volume. È inoltre preferibile che il materiale sia facilmente removibile e comunque più morbido dello strato di pittura circostante, al fine di evitare il danneggiamento della materia originale.
Lo stucco, la cui composizione è da sempre estremamente variabile, dovrà limitarsi assolutamente alla zona della lacuna, essere al livello della superficie della pittura ed imitarne la struttura.


Lo stucco è una miscela costituita da un legante e una carica pulverulenta o granulare, generalmente colla animale e gesso (ma anche calce spenta, polvere di marmo, sabbia, etc.) disciolti in acqua in proporzioni variabili in relazione alle necessità. Caseine, oli, cere, resine, gomme, sono altri tipi di legante da sempre utilizzati per variare le caratteristiche dell’impasto, oggi affiancati dai leganti vinilici e acrilici o da altri polimeri di sintesi spesso commercializzati pronti per l’uso.
Molto comuni sono stati in passato gli stucchi a base di biacca -talvolta addizionati con olio siccativo- attualmente non più usati perché troppo rigidi e di non facile reversibilità.


Dopo essersi assicurati della perfetta stabilità della pittura originale e aver preparato la zona danneggiata rimuovendo con solvente o bisturi lo sporco e i residui dei vecchi stucchi (talvolta trattando la zona con sostanze che facilitino l’adesione, come ad es. il fiele di bue), lo stucco potrà essere applicato con la spatola o fatto colare da un piccolo pennello.
La spatola è indicata per piccole stuccature a cera e resina. Laddove, invece, la lacuna abbia una certa estensione è preferibile colmare questa leggermente oltre i margini con un impasto a base di gesso e colla calda.


Il gesso, una volta essiccato, viene portato al livello della superficie pittorica grattando l’eccesso con la lama di un bisturi o tramite sfregamento con pelle di camoscio, spugnette abrasive o una calza di nylon avvolta sulle dita. La pelle di camoscio leggermente inumidita risulta inoltre di particolare utilità per la rimozione dei residui di gesso in prossimità delle mancanze.


Lo stucco viene infine lavorato per produrre un’imitazione del rilievo e delle imperfezioni della materia pittorica circostante, per impronta, incisione, rigatura, il tutto ricorrendo ad utensili appropriati. Per ricreare l’aspetto di superfici molto particolari si può ricorrere a calchi in silicone o applicare lo stucco con apposite siringhe.
Le pennellate della superficie originale vengono solitamente imitate cercando di ripetere il gesto dell’artista con un pennello carico di gesso e colla diluiti con una maggiore quantità di acqua.

 Manfredi Faldi – Claudio Paolini

artisEstratto da: Artis (Art and Restoration Techniques Interactive Studio), Direzione scientifica: Manfredi Faldi, Claudio Paolini. Cd Rom realizzato da un gruppo di istituti di restauro europei, coordinati dall’Istituto per l’Arte e il Restauro Palazzo Spinelli, con il determinante contributo della Commissione Europea nell’ambito del programma d’azione INFO2000.

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