L’operazione di foderatura (o rintelatura) viene effettuata quando la tela posta originariamente a supporto di un dipinto ha perso il suo potere di sostegno (per degrado della cellulosa, per lacerazioni o strappi di grandi dimensioni, etc.) e consiste nell’applicazione sul verso di questa di una o più nuove tele, tese provvisoriamente su un telaio più grande del dipinto (telaio interinale). Tutta l’operazione richiede particolare attenzione, abilità e competenza, non solo per assicurare una buona adesione tra la vecchia e la nuova tela, ma anche per garantire nella nuova condizione stabilità e solidità all’insieme del dipinto, interessando contemporaneamente la preparazione, il film pittorico e la vernice di finitura.


Per ottenere questi risultati la rintelatura necessita solitamente di pressione e calore, in modo da far sciogliere il collante e farlo penetrare; durante l’operazione si utilizzano così ferri da stiro o apposite apparecchiature che comunque comportano – se non vengono utilizzate le accortezze necessarie – il rischio di danneggiare il dipinto.
I metodi di rintelatura si dividono, generalmente, in base all’adesivo impiegato: si parlerà così di foderatura a colla pasta (dall’uso, appunto, di una particolare colla pasta) di foderatura a cera resina (ormai desueta), di rintelatura con resine sintetiche (in uso dalla metà del nostro secolo), queste ultime individuate dal nome della resina impiegata (Plextol, Beva, etc.).


Nella rintelatura manuale, la tela di rifodero (generalmente tela di lino), viene tesa con un’apposita pinza tenditela, utilizzando chiodi o punte metalliche, su un telaio provvisorio (telaio interinale) più grande del dipinto su cui si deve intervenire, quindi viene bagnata e lasciata asciugare. Ripetuta l’operazione la tela viene nuovamente tirata e trattata con colla calda. La tela viene così ‘stancata’, resa inerte (più correttamente si parla di decatissaggio), condizione necessaria quando durante la rintelatura si utilizzino collanti acquosi (come nel caso della foderatura a colla pasta). Attrezzature e procedure particolari possono essere utilizzate quando si reputi la rintelatura manuale rischiosa o inadeguata per ottenere i risultati desiderati.


Nel 1930 venne tenuta una conferenza internazionale sulla conservazione dei dipinti che portò alla definizione di una tavola da lavoro riscaldata, ideale per la rintelatura. La tavola per termoincollaggio sottovuoto (comunemente detta tavola calda) era una grande lastra di ardesia, mantenuta ad una temperatura di 50/60 °C. tramite un mezzo di riscaldamento regolabile che assicurava uno scioglimento uniforme dell’adesivo (cera e resina). Nel 1955 il sistema della tavola calda (forma di riscaldamento completa) venne perfezionato combinandolo con il sistema della pressione del vuoto (forma di pressione completa), mettendo così a punto il metodo della tavola calda a vuoto, oggi largamente usato. L’ultimo e forse il più interessante sviluppo in questo settore – sempre nell’ambito delle applicazioni del sistema della pressione sottovuoto – è rappresentato dalla rintelatura a freddo.


Le condizioni dello strato pittorico vengono controllate prima della velinatura protettiva per verificare l’opportunità di eseguire il “miglioramento della superficie”, ovvero attenuare il rilievo delle eventuali scodelline (craquelure a scodelline). Questo intervento può essere eseguito con ferri da stiro o con l’ausilio di una pompa a vuoto dopo aver opportunamente trattato gli strati pittorici.


La rintelatura costituisce sempre un evento traumatico per il dipinto e quindi, se possibile, dovrà essere evitata. Un intervento di fermatura del colore o di consolidamento, d’altra parte, non implica necessariamente anche una foderatura. Per l’intelaiatura di un dipinto che per motivi diversi è stato rimosso dal proprio telaio è sufficiente eseguire una rintelatura a strisce (strip lining), cioè applicare strisce di tela ai bordi della tela originale. Spesso il telaio originale non è comunque sufficientemente solido o non presenta un sistema di tensionamento regolabile e verrà sostituito. Il nuovo telaio, per compensare eventuali allentamenti della tela, potrà allargarsi battendo dei cunei di legno posti agli angoli o essere provvisto di un sistema a espansione continua (telaio mobile).

Manfredi Faldi – Claudio Paolini

artisEstratto da: Artis (Art and Restoration Techniques Interactive Studio), Direzione scientifica: Manfredi Faldi, Claudio Paolini. Cd Rom realizzato da un gruppo di istituti di restauro europei, coordinati dall’Istituto per l’Arte e il Restauro Palazzo Spinelli, con il determinante contributo della Commissione Europea nell’ambito del programma d’azione INFO2000.

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