Musidora – dipinto a olio su cartone – Manfredi Faldi 2016 (particolare)

In campo artistico il fenomeno della falsificazione impone la riflessione sull’aspetto materico delle singole opere d’arte. I moderni studi di storia dell’arte si sviluppano seguendo differenti metodologie, tutti sembrano però in qualche modo muovere da una visione dell’opera d’arte come separata dalla materia di cui è fatta. Questa stessa materia tuttavia si ribella e torna prepotentemente in primo piano nel momento in cui si pone in dubbio l’autenticità dell’opera stessa. L’autenticità di un’opera d’arte è infatti la condizione essenziale affinché ogni ulteriore sua considerazione abbia un reale “valore”.

 

 

La falsificazione delle opere d’arte

 

Copia tratta da un originale esistente

Copia tratta da un originale esistente

Introduzione

Affrontare il tema della falsificazione nel settore dell’arte può perciò essere occasione per studiare l’opera, primariamente, sotto il profilo materico alla ricerca comunque, sebbene attraverso un diverso percorso, di quello stesso valore artistico.


Duccio di Boninsegna - tempera su tavola

Duccio di Boninsegna – tempera su tavola

Definizione

La definizione di falso artistico, della quale Cesare Brandi fornisce una, ancor oggi, insuperabile analisi, allontana subito la tentazione di vedere nel falso soltanto un caso di frode commerciale facendoci, invece, considerare la falsificazione assieme alla copia e all’imitazione, quali documenti del livello culturale, degli orientamenti critici, del gusto e dei pregiudizi di un’epoca. (vedi C. Brandi, EUA)
La storia è ricca di esempi di falsificazioni nel campo dell’arte che, sino al formarsi di un cosciente giudizio critico, non sono neanche distinti dalla produzione originale. Dagli esempi documentati risulta evidente quanto i condizionamenti storici, culturali ed economici di ogni epoca via via influenzino l’interpretazione critica e, conseguentemente, la realizzazione dell’oggetto riprodotto. Quasi rendendo possibile ricavare una storia dei mutamenti del gusto e degli orientamenti critico-culturali.


Copia da Duccio

Copia invecchiata

Indagine

Storici dell’arte, restauratori e scienziati sono ormai da anni alleati nel cercare di smascherare ogni forma di falsificazione nell’arte. Ogni opera supposta falsa verrà così indagata esteticamente, da parte di storici e critici, alla ricerca di errori ed anacronismi stilistici, il restauratore indagherà su tutti i requisiti tecnici che l’opera dovrebbe avere, dal supporto allo strato pittorico mentre tutti i possibili metodi scientifici di esame sopra e sotto la superficie visibile saranno utilizzati alla scoperta di nuove prove inconfutabili e di elementi che possano contribuire al giudizio delle prime due categorie di studiosi.
Ma a tutti questi strumenti di indagine i falsari opporranno una tecnica sempre più astuta impiegando materiali antichi, servendosi di trucchi sempre meno evidenti all’occhio fisico e a quello chimico, onde la storia della falsificazione e della scoperta dei falsi si può dire accompagni e solleciti quella delle scoperte di nuovi mezzi di indagine fisica, chimica e storico artistica.


 

Dipinto tratto da una stampa antica

Dipinto tratto da una stampa antica

Categorie

Riferito alla produzione artistica il falso è comunemente inteso quale oggetto realizzato con la precisa intenzione di ingannare circa l’autore e l’epoca della sua esecuzione; per lo più tale intendimento è confermato dal collocamento dell’opera nel mercato.
I falsi in pittura possono appartenere a differenti categorie: copie tratte da originali esistenti (talvolta realizzate con intento di studio) e in seguito fatte passare come originali; falsi senza modello (talvolta eseguiti nello stile di un preciso autore del quale sono disponibili disegni e studi non realizzati pittoricamente); pasticci, cioè oggetti composti riunendo singoli elementi desunti da materiale autentico e spesso appartenenti ad uno stesso autore; infine alterazioni, manomissioni e adattamenti di opere esistenti, con l’intento di aumentarne il valore.


 

Radiografia ai raggi x

Radiografia ai raggi x

Alterazioni

Quest’ultima categoria è di gran lunga la più vasta tanto che spesso non è corretto chiedersi “autentico o falso?” ma, come scrive Althofer, uno specialista dei nostri giorni, “fino a che punto autentico, fino a che punto falso? Falsi puri… sono relativamente rari”. Da ciò si può dedurre che i metodi scientifici possono raramente provare la falsità e mai garantire l’autenticità di un dipinto; lo strumento primario rimane dunque il giudizio estetico anche se tratto col sussidio di alcune scienze tecniche.
Alcune indagini come la radiografia ai raggi X sono, ad esempio, in grado di rivelarci la materia originale celata sotto le ridipinture, ma non sarà certo una valutazione quantitativa a determinare se l’opera sia stata ricostruita in maniera determinante e il valore artistico possa considerarsi annullato.


 

Pigmenti azzurri

Pigmenti azzurri

L’analisi chimica

Molte opere false sono state smascherate attraverso l’analisi chimica del colore, cioè identificando pigmenti ancora sconosciuti al tempo in cui il dipinto dovrebbe essere stato prodotto. Né il bianco di titanio né il bianco di zinco possono, ad esempio, essere stati utilizzati da un pittore del Settecento, in quanto i due pigmenti sono stati disponibili dal 1920 il primo e dalla fine dell’Ottocento il secondo. Naturalmente non vi dovranno essere dubbi sulla rappresentatività dei campioni analizzati che dovranno provenire da zone prive di ritocchi e non contaminate da altri materiali.
Recentemente la letteratura artistica si è arricchita di approfonditi studi sulle tavolozze utilizzate dai grandi artisti del passato, naturalmente però i falsari sono stati fra i primi ad interessarsi alle nuove ricerche. L’indagine per stabilire l’autenticità dei dipinti conduce perciò da un lato alla scoperta di sempre nuove caratteristiche tecnico stilistiche e dall’altro stimola la realizzazione di falsi sempre più raffinati.


 

Inchiodatura perimetrale ed al telaio originale

Inchiodatura perimetrale ed al telaio originale

I supporti

Anche la preparazione spesso contiene pigmenti bianchi o di altro colore che possono aiutare a smascherare un falso, inoltre il gesso utilizzato come inerte nelle preparazioni del nord Europa, prima del 1850 era disponibile soltanto nella sua forma naturale: l’esame al microscopio elettronico permetterà quindi di distinguerlo dal più recente prodotto artificiale.
I supporti in tela sono più difficili da valutare cronologicamente di quanto comunemente si pensi. Infatti anche se è teoricamente possibile datare una tela dalla sua specifica tessitura, in pratica mancano riferimenti sicuri e rimane la sola certezza per le tele pre-trattate, in uso solo dalla fine del Settecento. Molta attenzione dovrà essere messa all’inchiodatura perimetrale ed al telaio originale nei rari casi in cui si siano mantenuti. I segni lasciati da questi lungo i margini della tela non devono però essere sottovalutati in quanto sono difficilmente riproducibili.


 

Supporto ligneo

Supporto ligneo

Dendrocronologia

Per i supporti in legno di quercia utilizzati dagli antichi maestri fiamminghi, esiste un interessante esame che permette di datare con precisione l’anno di abbattimento della pianta che generalmente corrisponde, pur con un piccolo scarto, all’anno di esecuzione del dipinto. L’esame si basa sullo studio comparato della forma degli anelli di accrescimento annuali della pianta e prende il nome di dendrocronologia. E’ necessario essere sempre molto cauti prima di esprimere giudizi sull’autenticità di un’opera non limitandosi ai risultati di un singolo esame: in questo caso è necessario, ad esempio, valutare la possibilità che il dipinto abbia subito una sostituzione del supporto originale per un intervento di trasporto e ci si trovi , perciò, di fronte ad un’opera antica con un supporto recente, così come può avvenire che il falsario abbia riutilizzato un vecchio supporto e ci si trovi nella condizione opposta.


 

Fori e gallerie di tarlo in superficie

Fori e gallerie di tarlo in superficie

Riutilizzazione di vecchi supporti

Fori e gallerie di tarlo in superficie, otturati durante la stesura della preparazione, possono essere rivelate dalla radiografia ai raggi X. L’estrema attenzione che gli antichi maestri mettevano nel preparare le loro opere permette di escludere la possibilità che utilizzassero supporti in legno tarlati. Spesso però i falsari non si sono limitati a utilizzare vecchie tavole ma hanno dipinto le loro opere al di sopra di antichi dipinti di scarso valore. La rimozione della pittura originale non è sempre completa, sia per la difficoltà dell’operazione sia per i rischi di rovinare il prezioso supporto, cosicché alcuni esami come la radiografia possono rivelare la presenza di composizioni sottostanti di epoca posteriore rispetto a quella che si presumeva appartenesse il dipinto. E’ inoltre da notare che in radiografia i falsi, come tutte le copie, spesso risultano piuttosto trasparenti ed uniformi, essendovi unicamente la preoccupazione di imitare la superficie visibile del dipinto, lavorando con cautela, senza spontaneità e col pennello poco carico di colore.


 

Anomalie della craquelure. Macrofotografia

Anomalie della craquelure

La craquelure

Lo studio delle caratteristiche pittoriche nella profondità della struttura del dipinto si avvale inoltre, da alcuni anni, della tecnica della riflettografia infrarossa che, rendendo spesso possibile l’osservazione del disegno preparatorio, contribuisce non poco a chiarire i dubbi sulla natura dell’oggetto.
Non di rado può accadere di documentare con la macrofotografia aspetti di sicuro carattere fraudolento, come nel caso di craquelure di invecchiamento interrotte in corrispondenza della pittura con cui è stata eseguita la firma, o altre anomalie della craquelure, elemento tipico di ogni antico dipinto che il falsario non dovrà mai trascurare. Così come mai dovrà dimenticare, se vorrà far passare la sua opera per antica, “la prova dell’alcool” è la prova dell’unghia o dello spillo”, cercando di assicurare alla superficie pittorica una sufficiente resistenza ai solventi e alla pressione.


 

Esame in fluorescenza ultravioletta

Esame in fluorescenza ultravioletta

La fluorescenza UV

Poco rilevante, al fine di giudicare l’antichità di un dipinto è invece l’esame in fluorescenza ultravioletta. È vero che la pittura osservata alla lampada di Wood acquista, col passare degli anni, luminosità, e che i colori perdono le componenti bluastre assumendo una intonazione giallastra, ma il fenomeno -oltre ad essere difficilmente quantificabile- è influenzato dal materiale utilizzato in origine, dagli strati sovrapposti nel tempo e dalle condizioni di conservazione.
Le firme e le date dovranno, comunque, essere osservate attentamente in fluorescenza UV poiché, se sono state alterate, possono mostrare contrasti di luminosità anomali.


 

Honoré Daumier

Honoré Daumier

Achille e la tartaruga
Esistono infine tecniche estremamente complesse e sofisticate che consentono di stabilire l’età dei materiali come la spettrometria di massa. Per la determinazione dell’età di un dipinto ad olio si studia il livello di radioattività del piombo contenuto in alcuni pigmenti utilizzati in pittura. Le reazioni di decadimento generano differenti isotopi il cui rapporto può variare in funzione del tempo e dell’origine geografica. La complessità dell’analisi e l’alto costo delle apparecchiature limitano comunque notevolmente l’impiego della spettrometria di massa nel campo dell’arte.
A tutti questi strumenti di indagine i falsari opporranno una tecnica sempre più astuta, impiegando materiali antichi, servendosi di trucchi sempre meno evidenti all’occhio fisico e a quello chimico, onde la storia della falsificazione e della scoperta dei falsi si può dire accompagni quella delle scoperte di nuovi mezzi di indagine fisica e chimica.

Manfredi Faldi – Claudio Paolini

artisEstratto da: Artis (Art and Restoration Techniques Interactive Studio), Direzione scientifica: Manfredi Faldi, Claudio Paolini. Cd Rom realizzato da un gruppo di istituti di restauro europei, coordinati dall’Istituto per l’Arte e il Restauro Palazzo Spinelli, con il determinante contributo della Commissione Europea nell’ambito del programma d’azione INFO2000.

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