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Reintegrazione pittorica
(Restauro: Studio Restauro Santa Trinita, Firenze)

   
         

Reintegrazione pittorica

Nell'ambito del restauro di una superficie pittorica è l'intervento teso a ricreare un collegamento cromatico o cromatico e formale laddove sono presenti lacune o abrasioni della pellicola pittorica. Si tenga presente che uno degli obiettivi del restauro è quello di restituire l'opera a una fruizione che, oggi più che mai, coinvolge larghe fasce di pubblico, il più delle volte impreparate a leggere un dipinto caratterizzato da lacune, come accadrebbe nella maggior parte dei casi se il restauro si limitasse esclusivamente alla conservazione del dato fisico. Fermo restando che è necessario valutare quanto e come una lacuna, per dimensioni e posizione, possa danneggiare la visione dell'opera, è stato osservato che la conservazione pura e semplice di un'immagine mutila può spronare l'osservatore a una restituzione fantastica, e comunque fondata sul suo grado di cultura. Fermo restando la necessità dell'intervento, nel rispetto di uno dei postulati fondamentali del restauro, questo verrà eseguito (qualsiasi tecnica sia stata scelta) ad acquerello, a guazzo o con colori a vernice, in modo da avere le maggiori garanzie di reversibilità dell'operazione. Vedi reintegrazione a neutro, reintegrazione a rigatino, reintegrazione ad astrazione cromatica, reintegrazione a selezione cromatica, ringranatura. 

Reintegrazione pittorica selettiva

Reintegrazione pittorica in cui l'intervento è attuato in modo tale che a una certa distanza risulti impercettibile ma si evidenzi chiaramente a una visione ravvicinata. Si tratta in altri termini di un intervento eseguito mediante l'accostamento e la parziale sovrapposizione di brevi tratteggi (vedi reintegrazione a rigatino, reintegrazione a selezione cromatica, reintegrazione ad astrazione cromatica) o puntini di colori selezionati che, a distanza, appariranno come una vibrazione di colore in armonia con la cromia locale o generale del dipinto.

Reintegrazione a rigatino

o a righettino. Intervento di reintegrazione pittorica in cui il collegamento cromatico tra la lacuna e la zona circostante viene eseguito tramite un tratteggio verticale, in sintonia con i valori cromatici locali, in modo tale che da lontano l'intervento risulti impercettibile ma si evidenzi chiaramente a una visione ravvicinata. La metodica, messa a punto dall'Istituto Centrale del Restauro di Roma, differisce rispetto alla reintegrazione a selezione cromatica (vedi) per l'uso di colori anche miscelati e per l'andamento del tratteggio in senso verticale, ovvero senza un andamento direzionale che segua il ductus degli elementi formali circostanti.

Reintegrazione a selezione cromatica

o a selezione del colore. Negli interventi di reintegrazione pittorica a tratteggio si definisce a selezione cromatica un collegamento sia cromatico sia formale della lacuna con il resto del dipinto, eseguito con la stesura di trattini di colore puro, applicati a stesure successive e sovrapposte. La metodica, definita negli anni Settanta da Umberto Baldini e Ornella Casazza, trova applicazione "laddove la lacuna è ricostruibile nella sua realtà cromatica e figurale senza che detta ricostruzione porti con sé dubbi, arbitrarietà interpretative, plurime soluzioni formali o cromatiche". Tale metodica trova impiego anche nel collegamento di una lacuna determinatasi in una superficie dorata, in particolare con l'applicazione in successione a tratteggio dei colori giallo, rosso e verde (selezione effetto oro). Vedi anche reintegrazione ad astrazione cromatica.

Reintegrazione ad astrazione cromatica

Tra gli interventi di reintegrazione pittorica a tratteggio di una superficie pittorica si definisce ad astrazione cromatica un collegamento esclusivamente cromatico della lacuna, eseguito con la stesura di trattini di colore puro applicati a stesure successive e sovrapposte. La metodica, definita negli anni Settanta da Umberto Baldini e Ornella Casazza (e oggi scarsamente applicata per la complessità del procedimento), ha trovato applicazione nel caso di lacune di una certa dimensione o comunque localizzate in modo tale da lasciare dubbi sull'arbitrarietà di un eventuale ricollegamento formale. In questo caso (a differenza di quanto accade con la selezione cromatica, vedi, e al pari della reintegrazione a neutro, vedi), non si terrà conto delle tonalità circostanti la lacuna, ma si cercherà di individuare una cromia che risulti dalla somma dei valori cromatici dell'insieme del dipinto.

Reintegrazione a neutro

Intervento di reintegrazione pittorica che prevede un trattamento delle lacune con il medesimo colore, per lo più steso a corpo, senza ricostruzione degli elementi formali. Ampiamente utilizzata negli anni Settanta, la reintegrazione a neutro viene oggi per lo più impiegata solo per lacune di grandi dimensioni. 

Reintegrazione imitativa sottotono

Intervento di reintegrazione pittorica di tipo imitativo (vedi reintegrazione imitativa), ovvero teso a ricostruire un collegamento cromatico e formale della lacuna con il resto del dipinto, offrendo comunque la possibilità di individuare l'area di intervento grazie all'uso di tonalità più chiare (sottotono) rispetto a quelle circostanti.

Reintegrazione imitativa

o restauro imitativo, restauro competitivo, restauro mimetico. Intervento di reintegrazione che non permette di distinguere le parti restaurate da quelle originali. Per quanto ancora ampiamente praticato sia in Italia sia all'estero, questo metodo si scontra evidentemente con uno dei postulati fondamentali del restauro delle opere d'arte: la riconoscibilità dell'intervento. La varia terminologia utilizzata appare assolutamento esplicita, sottolineando la volontà di nascondere e quindi mimetizzare l'operazione (restauro mimetico), imitare gli elementi figurali del dipinto (restauro imitativo), fino a entrare in vera e propria competizione con l'autore dell'opera (restauro competitivo).

Ringranatura 

Nel gergo del restauro indica un atto di reintegrazione pittorica a piccolissimi ritocchi, su zone del dipinto abrase ma ancora leggibili, in modo da restituire un tessuto pittorico più compatto ed omogeneo.

Estratto da: 

Claudio Paolini, Manfredi Faldi, Glossario delle tecniche pittoriche e del restauro, edizioni Palazzo Spinelli,
Firenze 1999

 
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